Se muoio adesso mi incazzo come una bestia

Stiamo vivendo da qualche anno come in molte parti del mondo sono oramai abituati: qualcuno si lascia esplodere in un mezzo pubblico, spari durante grandi assemblamenti, mezzi che falciano la folla. A centinaia stiamo morendo e non ci dobbiamo pensare perchè ogni giorno c’è la metropolitana da prendere, ultimamente col caldo è più maleodorante del solito e adesso mi è venuta la fobia  (non sono una che ha particolari fobie, sono più una da OCD), degli autobus perché anche lì, come nella metro, non ci sono vie di scampo.

Insomma, le attuali congiunture politico-sociali ci stanno facendo vivere in un momento che l’unico progresso rispetto al medioevo mi sembra il debellamento della peste. Aspetta, no, abbiamo simpaticamente risvegliato il morbillo.
Allora la condizione della donna? Uhm, visto il tasso dei femminicidi qualche passo ancora dobbiamo farlo.

Non è un post sulle sfide, o meglio, sfighe della contemporaneità, ma sul fatto che, seriamente, non voglia morire. Grazie alla ceppa, mi dirai, nessuno vuole morire.

Parla per te. Una nichilista-disfattista come me ha sempre pensato non con gioia alla morte, ma più con noia alla vita, non avendo mai veramente legato con lei, nemmeno dopo 33 anni. Questione di feeling. Ma adesso con tutte queste morti nella parte del mondo in cui vivo e in cui mi sentivo stupidamente al riparo da guerra e guerriglie, mi sono resa conto che ho un sacco di cose da fare e no, non ho una lista, ma ho solo tanta rabbia quando leggo ” un pensiero alla famiglia”, “a chi l’amava”.

Ora. Io vivo all’estero, da sola (no, la storia non è cambiata) e se penso che nessuno della mia famiglia sa né il francese né l’inglese e che non ho molti amici, è davvero un macello. La casa da svuotare, la banca (che li vogliamo lasciare a loro, i miei soldi?) e non saprei nemmeno dove farmi seppellire. No, non voglio essere cremata, o forse sì, non lo so. Però mi piacerebbe ci fosse una targa da qualche parte con una mia frase scema.

E niente funerali, che nessuno ci sarà se non Studio Aperto, a meno che quello stesso giorno non succeda qualcosa di più importante e allora non ci sarà nessuno.

Insomma, possibile che non abbia ancora una vita degna di essere compianta, ma nemmeno di essere vissuta? Io non lo so, per questo mi incazzerò se mi ucciderete.

Perché uno pensa di avere tempo, ce lo dicono le filosofie orientali che non bisogna affrettare le cose ma qui si sta facendo tardi e pensare che a qualche amico lontano verrà una lacrima perchè pure lui pensava di avere tempo e alte priorità prima di vedermi e invece no, l’integralismo islamico voleva mostrare quanto fosse grande Dio facendo saltare in aria un po’ di gente a caso, mi fa incazzare.

I colleghi di qui potranno dire “orribile, era veramente simpatica, è un vero peccato!”.

E molti si rallegreranno che non abbia lasciato pezzi di famiglia a piangere. Come nei film di guerra, che lo stronzo scapolo si sacrifica perche Franck a casa c’ha moglie e figli. Al diavolo.

Ma tutti penseranno a chi resta. ‘Fanculo, chi resta. Quando uno muore, io penso e mi struggo al pensiero di una vita finita e all’ impossibilità di rimediare a tutte le incapacità, le inadeguatezze, al tempo perduto. Ma potrei pensarci adesso, no? No. Non è che le tragedie altrui ti insegnano a vivere, ti fanno solo ricordare quanto sia importante il fatto stesso di esserci, di vivere.

Fosse pure una vita in potenza.